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Tecnica costruttiva nelle navi militari
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Tecnica costruttiva nelle navi militari
Questa sezione sarà dedicata a tutto ciò che concerne la costruzione delle navi militari della nostra Marina.
Tutto ciò che potrà essere utile ad una corretta realizzazione dei nostri modelli, questo per non intasare i topic relativi alla costruzione dei modelli veri e propri ma consentirne una più agevole lettura senza privarci però delle necessarie informazioni storico/costruttive.
Certo di una vostra collaborazione, UNI
Tutto ciò che potrà essere utile ad una corretta realizzazione dei nostri modelli, questo per non intasare i topic relativi alla costruzione dei modelli veri e propri ma consentirne una più agevole lettura senza privarci però delle necessarie informazioni storico/costruttive.
Certo di una vostra collaborazione, UNI

unimatrix0- Forumnauta

Re: Tecnica costruttiva nelle navi militari
Ciao Francesco, evidentemente si è tratti in inganno dalla definizione di bulbo:
La nave, muovendosi nell’acqua, crea quattro serie di onde: a prora, alla spalla di prora (dove la curvatura cambia), alla spalla di poppa e a poppa. Le quattro serie, sommandosi tra loro, formano ulteriori serie, dette risultanti. L’altezza di queste dipende dalle altezze delle onde componenti e dalle loro fasi (la distanza tra le creste di serie diverse). Succede così che la nave, con l’energia che impiega per avanzare, genera anche una resistenza (le onde risultanti) che si oppone al suo stesso avanzamento. Si è calcolato che più le onde sono alte, maggiore è stata l’energia necessaria per produrle. La funzione del bulbo prodiero è quella di far diminuire l’altezza delle onde risultanti: infatti, è progettato in modo da generare un’ulteriore serie di onde, sfasata rispetto alle altre, così da ridurre la loro altezza. In questo modo diminuisce la resistenza d’onda e quindi l’energia richiesta per far avanzare la nave. Il bulbo, però, funziona bene a precise condizioni di carico e di velocità. Diversamente, fa aumentare l’altezza delle onde risultanti e quindi di nuovo la resistenza incontrata dalla nave.
------
QUANDO E COME NASCE IL BULBO SULLE NAVI Il bulbo nasce quando un armatore decide di aumentare il numero dei passeggeri trasportati, modificando una nave già esistente, che ai tempi aveva poca sovrastruttura e lasciava molto ponte libero a prora, (si vuole alzare la sovrastruttura e allungarla verso prua). Cosi facendo il centro del dislocamento si sposta verso prua facendo inclinare la nave, per l'esigenza di riportarla in equilibrio ci vuole una spinta verso l'alto a prora, senza modificare troppo la carena. Un ingegnere ha cosi pensato di applicare sotto la chiglia a prora un volume sufficiente a riportare la nave orizzontale. (Il bulbo) aveva la forma e le proporzioni della balena, (pensando che la balena avesse preso con l’evoluzione la forma migliore per tagliare l’acqua). Solo dopo si sono fatti studi sulle onde che esso produce cercando il compromesso migliore sulla stabilita', sul consumo e velocità per le nuove costruzioni. La fonte di quanto scritto viene da un ingegnere (di cui non ricordo il nome) già molto anziano 50 anni fa quando andavo a scuola di disegno e tracciatore navale.
fonte :www.focus.it
a questo proposito, e dato che si parlava della Roma, vorrei postare alcune foto del modello del Barbieri, giudicato al massimo livello da Naviga, quindi sicura fonte di informazioni. Nelle foto seguenti si nota la non presenza del bulbo ma di un allargamento del dritto di prora ad altezza chiglia e si nota anche che tale allargamento scorre per tutto lo scafo. Evidentemente detto allargamento ha portato a definirlo erroneamente - bulbo -



La nave, muovendosi nell’acqua, crea quattro serie di onde: a prora, alla spalla di prora (dove la curvatura cambia), alla spalla di poppa e a poppa. Le quattro serie, sommandosi tra loro, formano ulteriori serie, dette risultanti. L’altezza di queste dipende dalle altezze delle onde componenti e dalle loro fasi (la distanza tra le creste di serie diverse). Succede così che la nave, con l’energia che impiega per avanzare, genera anche una resistenza (le onde risultanti) che si oppone al suo stesso avanzamento. Si è calcolato che più le onde sono alte, maggiore è stata l’energia necessaria per produrle. La funzione del bulbo prodiero è quella di far diminuire l’altezza delle onde risultanti: infatti, è progettato in modo da generare un’ulteriore serie di onde, sfasata rispetto alle altre, così da ridurre la loro altezza. In questo modo diminuisce la resistenza d’onda e quindi l’energia richiesta per far avanzare la nave. Il bulbo, però, funziona bene a precise condizioni di carico e di velocità. Diversamente, fa aumentare l’altezza delle onde risultanti e quindi di nuovo la resistenza incontrata dalla nave.
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QUANDO E COME NASCE IL BULBO SULLE NAVI Il bulbo nasce quando un armatore decide di aumentare il numero dei passeggeri trasportati, modificando una nave già esistente, che ai tempi aveva poca sovrastruttura e lasciava molto ponte libero a prora, (si vuole alzare la sovrastruttura e allungarla verso prua). Cosi facendo il centro del dislocamento si sposta verso prua facendo inclinare la nave, per l'esigenza di riportarla in equilibrio ci vuole una spinta verso l'alto a prora, senza modificare troppo la carena. Un ingegnere ha cosi pensato di applicare sotto la chiglia a prora un volume sufficiente a riportare la nave orizzontale. (Il bulbo) aveva la forma e le proporzioni della balena, (pensando che la balena avesse preso con l’evoluzione la forma migliore per tagliare l’acqua). Solo dopo si sono fatti studi sulle onde che esso produce cercando il compromesso migliore sulla stabilita', sul consumo e velocità per le nuove costruzioni. La fonte di quanto scritto viene da un ingegnere (di cui non ricordo il nome) già molto anziano 50 anni fa quando andavo a scuola di disegno e tracciatore navale.
fonte :www.focus.it
a questo proposito, e dato che si parlava della Roma, vorrei postare alcune foto del modello del Barbieri, giudicato al massimo livello da Naviga, quindi sicura fonte di informazioni. Nelle foto seguenti si nota la non presenza del bulbo ma di un allargamento del dritto di prora ad altezza chiglia e si nota anche che tale allargamento scorre per tutto lo scafo. Evidentemente detto allargamento ha portato a definirlo erroneamente - bulbo -




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